Fa paura. L’ironia suscitata dal giovane orsacchiotto di nome Generoso, che ruba le pesche dal frutteto dell’ex sindaco di Ortona appostato di notte dietro un cespuglio per cogliere con le mani nel sacco un fantomatico ladro, lascia il posto al terrore dei residenti stanchi degli incontri ravvicinati del “quarto tipo”.
L’orso, al di là dell’immaginario collettivo, fa paura.
LA SPECIE
Io sono sempre stato affascinato da questa fantastica specie animale. L’orso bruno marsicano è il simbolo della regione d’Abruzzo e più in particolare della Marsica. Anche per questo ho sempre dato la “caccia” agli splendidi esemplari di questa terra. E’ affascinante riuscire a vedere un orso da vicino, vederlo giocare nell’acqua, vederlo mangiare la frutta prendendola con le zampe davanti, vederli alzarsi sulle zampe posteriori. Ma che l’orso faccia anche paura è una certezza. Certo, da un altro punto di vista è un dei fattori di attrattiva turistica e quindi di sviluppo economico. Ma la paura resta. Eppure in Italia non ci sono casi di aggressione nei confronti dell’uomo! E la simpatia che infonde mamma orso che ruba il miele nella cantina di un’anziana di Pescasseroli cozza con la rabbia di fronte a scene di galline sgozzate.
Eppure qualche pollo non dovrebbe valere meno della biodiversità? Niente da fare. La gente ha paura e l’orso bruno marsicano, invece, diventa sempre più audace e le sue scorrerie nei Comuni dei parchi abruzzesi sempre più numerose. Da un lato gli ultimi episodi di raid messi a segno dai plantigradi hanno allarmato la popolazione. Dall’altro il Parco nazionale d’Abruzzo si impegna a istituire una task force per la sorveglianza notturna, a concedere fondi per rinforzare gli accessi ai pollai e a distribuire un vademecum sul comportamento da tenere quando ci si trova in presenza dei plantigradi. Ma i risarcimenti, a detta degli allevatori e degli agricoltori, non coprono neanche una piccola parte del danno.
LE AGGRESSIONI
La paura degli orsi resta. Ma è un timore giustificato? Gli esperti dicono di no. Sostengono che quando si incontra un orso basta parlare ad alta voce per farlo fuggire in men che non si dica. Inoltre in Abruzzo, come in Trentino e in Austria, non esistono in ambiente naturale casi documentati di aggressione all’uomo negli ultimi 150 anni. Solo nel XIX secolo alcuni bracconieri furono uccisi dal plantigrado che, comunque sia, cercò di difendersi e non fu lui ad attaccare.
INCONTRI RAVVICINATI
Ma è pur vero che nessuno vorrebbe essere nei panni di chi, uscendo fuori di casa, si ritrova davanti un orso che sbrana pecore e galline, oppure un esemplare di oltre due metri che mangia la tua piantagione di pesche. Come è accaduto all’ex sindaco di Ortona Alberto Taglieri. Preoccupato per i continui furti nel suo orto, si è appostato dietro un cespuglio per smascherare il ladro ma, quando si è accorto di chi fosse il colpevole, ha ben pensato di restarsene nascosto. A rubare le pesche e a ingoiarle «senza neanche sputare l’osso», come racconta l’ex amministratore comunale, era un giovane esemplare di orso e non un ladro nella concezione classica della parola.
E non deve essere stata una bella scena neanche quella che a ferragosto si sono trovati a vivere alcuni residenti di Scanno quando al mattino, nei loro cortili, hanno ritrovato il bestiame sbranato. Una famigliola di orsi aveva “visitato” quattro pollai. In uno erano state sgozzate 35 galline. Non disdegnano nulla, insomma, gli orsi marsicani che passano senza problemi dal secondo alla frutta, fino al dolce. Non è escluso che una sera di queste i residenti se li ritroveranno al bar per un caffè. Ma i casi simili sono centinaia.
LA CONVIVENZA ORSO-ABITANTI
Di fronte a tali situazioni, a volte, sembrano vane anche le iniziative del Parco nazionale d’Abruzzo (Pnalm) per assicurare una civile convivenza tra l’orso e gli abitanti dei piccoli centri montani. E i residenti, da parte loro, sembrano non accontentarsi dei risarcimenti, che spesso arrivano tardi e molto spesso non arrivano affatto. Per ovviare a tali problemi i giovani dell’associazione “Amici dell’orso Bernardo” di Ortona dei Marsi una volta hanno avuto un’idea innovativa. Si sono rimboccati le maniche e, soprattutto, si sono messe le mani in tasca, e hanno risarcito a tempo record gli allevatori danneggiati dall’incursione di Generoso, il giovane orso degno figlio di Gemma, vecchia conoscenza degli abitanti della zona.
In una cerimonia, che quasi aveva il sapore di un accordo simbolico, di un trattato di pace tra allevatori e orso, sono state consegnate alla presenza del sindaco di Ortona, Cristiano Bertolini, un centinaio di galline a coloro che erano stati danneggiati dall’orso. Un piccolo passo lungo il sentiero giusto che porta all’armonia tra fauna e residenti, tra ambiente e popolazione.
FONTE DI TURISMO
C’è però anche chi dice che non tutto il male vien per nuocere e che gli orsi sono una vera e propria attrazione per i turisti. C’è addirittura chi organizza battute di avvistamento imbracciando macchine fotografiche. Sembra quasi che degli orsi abbiano più paura i residenti, abituati da anni alla presenza dei plantigradi nei centri abitati, che i turisti.
A Pesasseroli, ad esempio, per anni è andata a gonfie vele la campagna “Save the marsican bear”, promossa dall’Ecotur, con escursioni guidate finalizzata all’avvistamento di orsi con uscite programmate.
I BRACCONIERI
Nonostante la difficile convivenza che, comunque sia, dura da anni, il nemico numero uno degli orsi non sono gli allevatori ma i bracconieri. I progetti Life portati avanti dal Corpo forestale hanno permesso, circa cinque anni fa, di evidenziare la drastica diminuzione dei plantigradi. Il problema del bracconaggio, legato anche a pratiche venatorie su altri animali, primo fra tutto il cinghiale, finiscono per coinvolgere l’orso, come testimonia l’analisi dei dati del 1983 quando furono rinvenuti 13 animali morti, gran parte dei quali uccisi durante battute di caccia al cinghiale. A questo punto, e alla luce dei dati, bisognerebbe domandarsi se sia l’uomo a dover avere paura dell’orso o viceversa. Ricordo quando in una trappola per orsi sistemata dai bracconieri nel Parco finì un povero cane di razza Pastore abruzzese.
TRAPPOLE MORTALI PER MANGIARE L’ORSO
Gabbie d’acciaio mimetizzate tra la vegetazione, ai confini del Parco Nazionale d’Abruzzo, trappole micidiali che non lasciano scampo alla preda. Sono destinate agli orsi, ma anche ai cinghiali e ad altra selvaggina. Sono state trovate in più occasioni dagli uomini della Forestale. Una volta, in una delle trappole era finito un grosso cane pastore abruzzese. Le strutture di metallo sono destinate agli orsi e ai cinghiali. Degli orsi, infatti, viene anche mangiata la carne. Diversi anni fa furono trovati due grossi esemplari di plantigradi impiccati, scuoiati e senza i cosciotti, utilizzati con ogni probabilità per realizzare prosciutti.
IL VELENO
In Abruzzo e nella Marsica il periodo più nero per gli orsi è iniziato a settembre del 2007. Tre orsi marsicani, due femmine e un maschio, furono uccisi nel Parco nazionale con del veleno. Il terzo, trovato a distanza di alcune ore dai primi, fu scoperto dagli uomini del Corpo forestale dello Stato. Nella stessa zona furono scoperti i corpi di Bernardo, simbolo del Parco e della specie, e della sua “compagna”. Il ritrovamento avvenne dopo una capillare opera di perlustrazione messa in atto dalla task force inviata dal Corpo forestale dello Stato per far luce sulle cause della morte dei plantigradi.
Le ricerche furono condotte con la collaborazione dei ricercatori del Dipartimento di Biologia Animale e dell’Uomo dell’Università La Sapienza e del personale dell’Ente Parco. Le indagini, coordinate dalla Procura di Avezzano, non hanno ancora portato a nulla. A maggio del 2008 fu la volta del quarto orso. Le indagini, però, indicarono che si trattava di cause naturali. A dicembre fu ucciso un orso nella zona del parco dei Simbruini con del veleno.
I NUMERI
Secondo i dati ufficiali del Parco Nazionale d’Abruzzo, sono 25 gli orsi trovati morti negli ultimi dieci anni. Si tratta di esemplari trovati privi di vita per varie cause, sia naturali, sia antropiche: si tratta di un dato allarmante ma la tendenza, sempre secondo il Parco, mostra una diminuzione di decessi rispetto al passato. Attualmente sarebbero più di trenta e meno di 50 gli esemplari nel territorio del parco e nelle zone limitrofe. Dai circa 80 esemplari registrati negli anni Ottanta, la presenza del plantigrado è scesa a non più di 50, concretizzandosi in tal modo l’elevato pericolo di estinzione, come avvenne negli anni Cinquanta (30 esemplari).
STRATAGEMMI ANTI ORSO
C’è poi chi si “attrezza” per difendersi dagli orsi con i più disparati metodi, legali e, purtroppo, anche illegali. La storia ci insegna che è stato sempre così. Ad esempio, una volta c’erano gli spaventapasseri, che allontanavano gli uccelli dai campi di cereali, poi fu la volta delle reti elettrificate, per impedire agli orsi di raggiungere il gregge e le colture. Ora per mettere in fuga i predatori sono arrivati nel Parco nazionale i cannoni a gas, che provocano una piccola esplosione ogni 15 minuti.
Ma la trovata di un allevatore di Gioia, rischia di fare un buco nell’acqua. Per la direzione del Parco nazionale d’Abruzzo, infatti, si tratta di uno strumento inefficace. «Ci troviamo di fronte ad animali intelligenti e abitudinari», hanno spiegato dall’Ente, «che apprendono la ripetitività dell’evento esplosivo e capiscono in breve tempo che è un rumore innocuo». Forse qualcuno aveva dimenticato che l’orso è intelligente, molto intelligente. Ma l’interminabile battaglia a colpi di stratagemmi da un lato e incursioni notturne dall’altro tra la fauna e le popolazioni locali sembra non fermarsi mai. Lo speciale cannone, già utilizzato in Toscana, Umbria, Lazio e Piemonte, per allontanare i volatili dai campi coltivati, funziona con una normale bombola di gas e che produce forti esplosioni, ma senza creare danni. Lo scopo è quello di allontanare orsi, lupi e cani selvatici, dopo cheper anni questi animali hanno divorato centinaia di vitelli di pura razza marchigiana, con un danno ingente. Il forte rumore prodotto dal macchinario, stando alle aspettative dell’allevatore, dovrebbe tenere lontani i predatori dalla sua mandria. «Per loro», sottolinea l’allevatore inventore riferendosi agli orsi, «non ci sarà nessun danno, ma spero che possa tenere lontano lupi e cani selvatici soprattutto dai vitelli più giovani, le prede preferite».
Ma per il Parco si tratta di un macchinario inefficace. «Come accade per le auto quando attraversano le strade del parco», spiegano gli esperti, «gli animali si abituano al rumore. Sono molto più efficaci sistemi come le recinzioni elettrificate». Il parco è partner del progetto europeo Life Coex, finalizzato alla coesistenza tra grandi carnivori e popolazioni locali. A Luchon, nei Pirenei francesi, altra zona dove c’è l’orso, si è parlato del problema in un importante convegno. E sono emerse utili indicazioni per promuovere il dialogo con gli abitanti del Parco e trovare, insieme, il modo di difendere meglio le colture e i gli allevamenti».
LA RIPRODUZIONE IN CATTIVITA’
Ma una questione importante che mi ha particolarmente attratto, tanto da suscitare in me una grande curiosità e portarmi a studiare il comportamento degli orsi in tali situazioni, è la conservazione della specie e la tutela della biodiversità tramite esemplari in cattività. Un esperimento, per tentare un accoppiamento tra due orsi, è stato fatto per anni a Villavallelonga, dove c’è un’estesa area faunistica. Ma questa è anche e soprattutto una storia d’amore mai sbocciata tra due orsi marsicani, Yoga e Sandrino, cavie per la salvaguardia della specie. Ma si sa, i matrimoni combinati non sono mai felici. Lo insegna la storia.
Quando manca l’amore non c’è nulla da fare. A quel punto non c’è situazione favorevole che tenga, né costrizione che possa compensare la mancanza di sentimento. E al di là delle spiegazioni scientifiche, potrebbe essere questo il caso di Yoga e Sandrino, due orsi marsicani che furono trasferiti dieci anni fa nell’area faunistica di Villavallelonga per un esperimento di accoppiamento in cattività. Soli in una magnifica oasi naturale immersa nel cuore del Parco nazionale d’Abruzzo, dotata di laghetti, alberi frondosi, valli e grotte per il letargo. Eppure di accoppiarsi i due non ne hanno mai voluto sapere. Anzi, il loro rapporto è tutt’altro che idilliaco. Vivono insieme sì, ma come separati in casa. Ognuno se ne sta per proprio conto, ormai da un decennio, ai versanti opposti della collina.
Preferiscono la solitudine piuttosto che avvicinarsi l’uno all’altra. Il loro amore “indispensabile” sarebbe servito per reinserire i nuovi cuccioli di orso marsicano nell’ambiente naturale per la conservazione della specie, costantemente messa in pericolo dall’uomo. Notevoli sarebbero state le implicazioni di natura scientifica visto che si trattava di un esperimento mai nemmeno tentato, ma anche le ripercussioni sul turismo. Eppure da quel lontano ottobre del 1999 niente di niente. Forse sarà tutta colpa dello stato di semisegregazione a cui sono stati sottoposti, anche se forse non si poteva fare altrimenti. O forse sarà colpa delle diverse esperienza di vita che i due orsi hanno affrontato prima della cattività.
YOGA E SANDRINO
Yoga, 22 anni, quando fu trasferita nell’area faunistica era un’orsa dispettosa e irrequieta. Più volte venne sorpresa a rubare le merende dagli zaini dei turisti nel Parco. Una volta mangiò in pochi bocconi un grosso cocomero lasciato al fresco in un ruscello da alcuni escursionisti. Un’altra volta venne pescata da decine di turisti nel piazzale della Camosciara a rovistare in un bidone della spazzatura. Un’altra ancora rubò decine di forme di formaggio in una cantina di Opi dopo aver sfondato la porta. A quel punto scattò la cattura, non perché fosse pericoloso, ma poiché quell’atteggiamento di familiarità con gli umani avrebbe seriamente potuto mettere a rischio la sua incolumità. Fu prima trasferita nel Centro visite di Pescasseroli e poi nella sua attuale casa, insieme al compagno mancato di sempre.
Sandrino, 29 anni, ha invece alle spalle una storia triste e commuovente che traspare in continuazione dai suoi occhi scuri e docili. Proprio in virtù delle sue vicissitudini, l’allora capo dello Stato, Sandro Pertini, volle battezzarlo con il suo nomignolo. Tutto ha inizio nell’estate del 1982. Sandrino, ancora orsetto, fu trovato impaurito e tremante tra i boschi del Parco, senza madre. Era in fuga da un bracconiere privo di scrupoli. Fortunatamente venne salvato da un gruppo di escursionisti. A quel punto il reinserimento in natura fu impossibile e la cattività divenne il suo destino. Oggi è un’attrazione per centinaia di bambini che visitano la struttura educativa ed informativa gestita da Sherpa coop. E’ sempre vicino alla rete, non ha paura dell’uomo. Ha imparato che non tutti gli esseri umani sono come quel bracconiere che lo ha costretto a una vita da recluso a metà, in “libertà condizionata”. Si muove meccanicamente tra un masso e l’altro lungo il perimetro della rete d’acciaio. A volte sbuffa e respira profondamente quando tante persone si accalcano intorno al recinto per osservare il suo ripetitivo movimento. Preferisce stare lì, però, piuttosto che inoltrarsi al centro dell’area faunistica lontano dagli occhi dei curiosi. Oggi i suoi amici sono i bambini che fanno presto a farselo amico gettandogli una mela. Ma di Yoga, però, non ne vuole sapere. Ma anche a lei sembra non importare molto di Sandrino. Chissà se un giorno tra l’orso buono e solitario e l’orsa dispettosa e impertinente scoccherà quell’amore che fino a oggi non c’è mai stato?
Le foto sono state scattate con Canon EOS 40De 7D, Canon 70-200mm f/2.8, Canon 300mm f/4, Sigma 17-70mm f/2.8-4